Per qualche meta in più: gli ARF e il Torneo della Bistecca sotto il sole rovente del Marco Polo

Il vento smise di soffiare verso l'una del pomeriggio. Restò solo il sole, alto, immobile, spietato, a piombo sull'erba ingiallita del Marco Polo. Cactus immaginari ai bordi del campo. Avvoltoi disegnati nel cielo bianco di calore. E loro, gli ARF, in piedi sotto il porticato della Club House, cappelli calati sugli occhi, sguardi che frugavano l'orizzonte da dove sarebbero arrivati gli sfidanti. Lo chiamavano il deserto fiorentino, e in quel sabato di giugno il nome non era mai stato così azzeccato. Si attendeva, in religioso silenzio. Si attendeva, perché era il giorno del Torneo della Bistecca, e i cinque pretendenti stavano per varcare il confine della contea.

L'attesa, ai margini del deserto

Le erbacce stridevano sotto le scarpette. Una mosca girava pigra attorno alla bandiera. In fondo al campo, una panchina vuota emanava onde di calore. Qualcuno bevve un sorso d'acqua. Qualcun altro si tolse il cappellino e si asciugò la fronte. Nessuno parlava. Sapevano tutti che, prima di sera, cinque sfide li attendevano. Cinque duelli. Cinque modi diversi di essere ARF.

Primo duello: ARF vs Banda Birbona di Sesto Fiorentino

Furono i primi a varcare la soglia, i fratelli-rivali della Banda Birbona di Sesto Fiorentino. Compagni saltuari di allenamenti e di braciate di selvaggina, gente di cui si conosce il passo, la pacca sulla spalla e — soprattutto — la tempra in campo. Forse fu proprio questa familiarità a giocarci uno scherzo crudele. Quando ci si accorse che si era già in partita, sul tabellone immaginario campeggiava un sonoro 4-0. Quattro mete subite, una dietro l'altra, come pistolettate ben assestate. Gli ARF si scossero, si guardarono negli occhi, e finalmente sferrarono il loro contrattacco, segnando una meta che diceva siamo ancora vivi. Ma non bastò: la sfida si chiuse 4-1 per i sestesi. Lezione amara, ma chiarissima: nel deserto, nessuno aspetta che tu sia pronto.

Secondo duello: ARF vs Trinceroni di Scandicci

I Trinceroni di Scandicci arrivarono al campo con la calma dei veterani. E gli ARF, per rispondergli, decisero di osare. Linea di mischia scolpita nella roccia: un tallonatore e ben tre piloni, a comporre una prima linea che, sulla carta, somigliava al fortino di un avamposto del Texas. Scelta che la terna arbitrale, evidentemente meno fantasiosa, non avallò. Ridimensionate le ambizioni della trincea, gli ARF si rimboccarono le maniche e regolarono gli scandiccesi sul campo aperto. 2-0. Una vittoria essenziale, come un fagiolo cotto sotto la cenere.

Terzo duello: ARF vs Zoo Vasari Arezzo — la Campaldino Cup

C'è una sfida che, ogni anno, rinnova un copione scritto sette secoli fa. Lo Zoo Vasari Arezzo arrivò al Marco Polo con la consapevolezza di chi conosce la storia: l'11 giugno 1289, sulla piana di Campaldino, i guelfi fiorentini sbaragliarono i ghibellini aretini, sancendo l'egemonia di Firenze sulla Toscana. C'era anche un certo Dante Alighieri, in quella mattina. Da allora, ogni volta che Firenze e Arezzo si trovano l'una di fronte all'altra su un campo da rugby, la storia bussa alla porta. La Campaldino Cup è esattamente questo: il prolungamento ovale di quella battaglia. E come allora, anche sabato il finale è stato fiorentino. 3-1 per gli ARF, coppa che torna a Firenze dopo che lo scorso anno gli aretini ce l'avevano sfilata. Dante, da qualche parte fra cielo e Casentino, avrà sorriso.

Quarto duello: ARF vs Pirati di Livorno

Quando comparvero all'orizzonte i Pirati Old Rugby Livorno, qualcuno alla Club House mormorò una sola parola: campioni. Già, perché erano loro, i campioni d'Italia in carica, anche se intervenuti con una ciurma un po' decimata dalle assenze. Bastò però la divisa per imporre rispetto. Gli ARF affrontarono i corsari labronici a viso aperto, palmo a palmo, in una sfida combattuta dal primo all'ultimo respiro. Il risultato finale ha detto 3-1 per i Pirati, ma il tabellino non racconta tutto: la partita è stata di quelle che insegnano, che restano addosso, che fanno crescere.

Quinto duello: ARF vs Les Bis'Motte di La Motte-Servolex

E poi, all'orizzonte, comparvero loro. I giganti francesi. Les Bis'Motte, sezione Old del Rugby Club Motterain di La Motte-Servolex, sopraggiungevano dal nord-ovest con un'andatura placida e con una caratteristica che a guardarli da lontano sembrava un effetto ottico: molti di loro, scalzi, superavano i due metri. Imbattuti nelle partite precedenti, arrivavano all'ultimo atto della giornata con la fame di chi non ha ancora perso. E gli ARF — stanchi, sudati, con le gambe pesanti di una giornata intera al sole — decisero di non arretrare di un passo. Si tenne testa fino alla fine, partita di carattere e di orgoglio, malgrado nella loro formazione qualche elemento sembrasse, diciamo così, non troppo old. Si chiuse 2-0 per i transalpini, ma con quella sensazione di aver giocato la sfida più bella della giornata. Sensazione confermata, a fine partita, dai complimenti dei giganti francesi:

«C'était le plus beau match d'aujourd'hui»

Detto in francese, suona ancora meglio.

I caduti

Ogni grande giornata di rugby porta con sé qualche ferita. Sabato, due atleti sono usciti dal campo per fare tappa in ospedale: uno dei Pirati Old Rugby Livorno e uno dello Zoo Vasari Arezzo. A entrambi va il pensiero e l'augurio sincero di tutti gli ARF e del Florentia Rugby per una pronta e completa guarigione. Vi aspettiamo presto di nuovo in campo.

Il saloon, la bistecca, Vigno DJ

Quando il sole iniziò finalmente a calare dietro la Club House, i revolver tornarono nelle fondine. Era il momento del banchetto al saloon. Le porte di The Ruck si spalancarono per accogliere tutte le squadre della giornata. Sui tavoli imbanditi sfilarono pasta, salsicce, fiumi di birra e vino. Ma la regina della serata era una sola, e sopra le braci aveva trovato il suo trono naturale: la bistecca. Maestosa, scura di crosta, rossa nel cuore. La bistecca per cui tutto questo era nato.

 

A chiudere la lunga giornata, Vigno DJ alla console fino a notte fonda. Musica, balli, abbracci fra squadre che poche ore prima si erano date battaglia. Il rugby, alla fine, vince sempre tutti. Anche nel deserto fiorentino.

 

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